21/01/2006
AMNESTY INTERNATIONAL
Ci sono delle cose che a un certo punto succedono e non capisci nemmeno perché.
Beh successe che un giorno, attorno a 18/19 anni, il solito gruppo di amici passò dal circolo scacchistico a Amnesty International.
Qui faccio una breve digressione: è ovvio che ci si riduce come me se uno passa l'adolescenza al circolo scacchistico, poi ad Amnesty International, poi a studiare, mentre altri gruppi, altra gente si dimenava nel sacro trittico sesso-droga-rock&roll.
Successe, ma potrei ricordare male, che Andrea propose a tutti di iscriverci ad Amnesty e noi accettammo con entusiasmo; arrivava un giornalino con i casi del mese, si scrivevano le lettere ai dittatori o ai presidenti di turno e ci si impegnava così.
La prima volta che avevo sentito parlare di Amnesty era stato da un concorrente di Mike Bongiorno che era segnato ad Amnesty, rispondeva a domande sulla storia sovietica e quando azzeccava le risposte si applaudiva da solo.
Dopo un po' veniamo a sapere che c'è un gruppo di Amnesty anche a ***; così incontriamo Cristina, Simona, Ivano, Alessandro e poi Paolo e Roberta, che erano una coppia storica, nota in tutta la città.
Paolo è un leader naturale e quindi il capo della sezione di Amnesty era lui; all'epoca aveva un'acconciatura alla Mago G e tutte le volte che stavo dal barbiere e lui passava davanti alla bottega, l'artigiano con le forbici gli lanciava un anatema trino.
Le riunioni del gruppo di Amnesty erano lunghe e assomigliavano ai dibattiti dopo i cineforum, ore passate a parlare senza effettivo costrutto, passate a pianificare la riunione successiva o a invertire l'ordine del giorno.
Noi volevamo fare qualcosa e Amnesty sembrava darci questa possibilità; le lettere per i prigionieri di opinione sono uno strumento abbastanza forte e aiutare coloro che erano in galera per le proprie opinioni ci sembrava un obbligo morale.
La cosa che ci piaceva di più di Amnesty era che il suo scopo esplicito era sciogliersi: lo scioglimento sarebbe stata infatti conseguenza della fine nell'universo mondo degli arresti per reati di opinione.
A me sembrava frustrante; vedevamo Greenpeace o militanti ecologisti fare azioni spettacolari, assalti alle petroliere, scalate di torri e così via e noi passavamo il tempo a scrivere.
A pensarci col senno di poi, l'esperienza di Amnesty mi sembra emblematica della mia stessa vita: una serie di gran bei propositi, ma poca concretezza.
In realtà a qualcosa la sezione di Amnesty di *** è servita: a me è rimasto l'adesivo sulla mountain bike; Gigio e Andrea, i miei amici storici degli anni dell'adolescenza, hanno conosciuto Cristina e Simona dentro Amnesty e da cosa nasce cosa e così ora se le sono sposate (e giacché Cristina e Simona sono sorelle, Gigio e Andrea sono peraltro cognati).
Mi ricordo quel manifesto che avevo in stanza: diceva "nella vita hai scritto lettere di protesta, lettere di proposta, letter d'amore, lettere di odio, lettere lettere, lettere di presentazione: ora scrivi lettere di libertà".
Ma anche per quelle lettere di libertà, io ero inadeguato.
Ah, dimenticavo: Paolo e Roberta si sono lasciati.
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