sabato 21 gennaio 2012

19/11/2005

L’INTERCALARE

A diciassette anni mi invaghii di una ragazza. Le sono affezionato perché tutte le volte che ci incontriamo ricordiamo insieme la battuta di Groucho Marx ripresa da Woody Allen in Io e Annie: "non vorrei mai far parte di un club che accettasse tra i suoi membri uno come me".

Lei ogni tanti mi diceva "Caro Stefanopz". E io su quel ‘caro’ ci ricamavo per ore.

Lei con una freddezza glaciale mi gelava (dio che frase invernale): "Uso la parola caro come un intercalare".

Da allora la parola ‘caro’ non mi sta tanto simpatica.
Quando qualcuno mi dice ‘caro Stefanopz’ io tendo a precisare: "Non chiamarmi caro, chiamami costoso".

Un paio di amici applicano alla lettera la mia richiesta e mi chiamano costoso Stefano; quando ciò accade penso sempre al fatto che ognuno di noi è caratterizzato da espressioni e modi di dire.

Ne narrerò qualcuno.

Praticamente quindi

G. è un mio amico di infanzia; eravamo noti per prendere in giro i romanetti che stavano nel nostro stesso centro residenziale al mare. Che so, individuavamo uno di quei classici bar che pure i camionisti lo schifavano, con l’arredamento anni sessanta, col banconista con la giacca acquistata seminuova nel Klondike, con i prezzi dei liquori scritti su cartoncini con la bic, con le pastarelle in similpelle che ricordavano la mitica Luisona di Bar Sport di Stefano Benni; poi dicevamo a ventenni acchittatissime che potevamo andare al bar di ultima moda sul litorale. Era un piacere vederle perdere mezz’ore inorridite davanti alle nostre cedrate e i nostri chinotti a sperare di arpionare il semivip di turno nelle notti del Circeo al bar Hawai sulla statale Appia.

G. è ora un imprenditore di successo; solo che quando parla ogni tre parole dice "praticamente quindi"; anzi, per la precisione dice "pratimente quindi". E lo dice sempre, sia quando parla di appalti milionari sia quando parla di femmine.
Al bar una volta si è esibito in un mitico "un cornetto integrale pratimente quindi e un cappuccino"

Tra virgolette



S. è uno dei più cari colleghi, nonché compagno di camminate semisportive.
Pur essendo di destra (ha persino la macchina targata AN…) è uno dal quale comprereste un’auto usata senza portarla dal meccanico di fiducia.
Lui dice sempre "tra virgolette"; non fa quell’odiosissimo gesto con le dita arcuate, ma dice "tra virgolette" anche quando non si virgoletta niente.

Mi raccomando

Questo sono io; io chiudo le telefonate con le persone con cui sono un po’ più che in semplice conoscenza con mi raccomando. Un mio collaboratore che lo sa, mi risponde sempre non accetto raccomandazioni. Io faccio finta di ridere e riattacco.

Il mi raccomando fa parte di una serie di battute che continuo a dire sempre, come un vecchio commediante che fa la sua milionesima replica.

Tipo quei dementi che quando gli dite "Allora?" rispondono "Sessanta minuti"…

Al momento delle dichiarazioni ad esempio chiedo ai clienti: "Allora devi portarmi gli interessi sui mutui, le spese mediche, le assicurazioni sulla vita, quelle sue fianchi… ". Qualcuno ancora ride.

Quando entrano nella mia stanza l’occhio viene abbastanza rapidamente attratto dalla bottiglia di chinotto Neri, da una saponetta arancione e da alcune conchiglie che sono sull’armadio dietro di me. E, ovviamente delle tre bellissime piante grasse.

Dialogo:

Ospite: "Belle quelle piante grasse"
Stefanopz: "Grazie; le ho messe lì così non sono l’unico grasso dentro questo studio"

E poi quando voglio fare il figo, quando qualcuno mi chiede che ore sono, ho spesso il coraggio di rispondere: Era già l'ora che volge il disio ai navicanti e 'ntenerisce il core

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