martedì 24 gennaio 2012

09/02/2008
DALLA MIA AUTOBIOGRAFIA: I BIATATI'

Un pomeriggio durante le vacanze di Natale, a metà degli anni 80, tre amici si recano a vedere, quasi in un happening di tautologia, Amici miei atto II o atto III, quello in cui Paolo Stoppa defeca e Moschin con la pala gli butta via tutto e allora Adolfo Cel fa "Ahiahiahi. Defecatio isterica".

Ma sto divagando.

I tre finiscono di vedere il film e si vanno a sparare una stonnetta di pizza; dopo alcuni ordinari discorsi sull'influenza della corrente francese sull'epistemologia contemporanea, i tre, non si sa come, non si sa perché, decidono che è arrivato il momento di mettere su un complesso.

Il nome è la cosa più facile: Biatatì, espressione che significa Beato te, ovviamente pronunziato con l'intonazione da presapecculo.

Orbene, nella storia del rock ci sono state band che sono note per non saper suonare, come i Clash e i Ramones, ma stavolta i tre erano davvero alle primissime armi.
Raccattano due bonghi acquistati di frodo in una vacanza in Olanda (terra in cui i bonghi vengono prodotti dall'artigianato locale), una chitarra rubata ad una sorella che in terza elementare aveva provato un corso di chiatara con la scuola Radio Elettra di Torino e basta.

Gli inizi furono difficili; il vecchio di studio legale del padre di uno dei fondatori veniva utilizzato per le prove e, in linea di massima il risultato era quello di sacrificare alcune cassette C60 altrimenti destinate a copie di LP di cantautori.

Poi, piano piano l'evoluzione; viene comprata, una chitarra elettrica, una tastiera che aveva anche alcune basi come la bossanova e il samba, l'armonica e il kazoo.

Dei tre fondatori, stefanopz (voce), Gigio (chitarra) e Andrea (bonghi), restano i primi due; a volte danno una mano, alle chitarre, Raffaele o Bruno.

Io scrivevo i testi (avvertenza: il seguente pezzo è un copia/incolla da un post del 2004):
I miei testi erano tragici:

ragazzi che si suicidavano (E tua madre non ci crede / ma ti ho visto io gettarti / rifiutare il compromesso / col coraggio d’ammazzarsi),
persone che fuggivano da paesi di provincia (Provincia bastarda / annodi i tuoi figli alle tue frustrazioni / e’ logico dire sempre di sì / se non si hanno emozioni),
canzoni sui pendolari (facevo l’universita’ a Roma) (il tramonto esplode sul bigio orizzonte / il cielo ha il colore di un aperitivo / un vecchio barbone si siede di fronte / mi fissa con sguardo interrogativo / le carrozze che dondolano su questi binari / dettano un ballo che e’ un ritmo di vita / per voi barboni, per noi pendolari / un labirinto senza via d’uscita),
sull’udito di Behetoven (Ludovico e’ una musica nuova / ma oramai non la piu’ sentire / Ludovico e’ un pastore in aprile / e’ un uomo che cerca e non trova. Soffre si piega ma si ribella / poi va oltre il silenzio, il suo boia / Ludovico e’ il suo inno alla gioia / e il silenzio ha perduto la guerra)
sui giorni persi (I giorni persi sono angoli sporchi/ hanno il sapore delle sconfitte peggiori / e li saluto quasi senza rimorsi / come fossero uccelli migratori)
sulla ricerca di un essere superiore (ti ho cercato nelle lacrime di un ultimo pianto / nel colore infinito di questo tramonto / ti ho cercato in chi parte per vero coraggio / ti ho cercato nell’eco di un sottopassaggio)


Abbiamo registrato con radio registratori Inno Hit alcune cassette dai titoli lungimiranti: Pane Sasicchia e Broccoletti; La’postrofo; Ciocca d’abbacchio; mi hanno cassato “Il nanerottolo sul pianerottolo” e “La vita non e’ mica pizza e fichi”.

Sono tuttora convinto di essere il migliore scrittore di testi della mia generazione, solo che la mia generazione e’ passata e io faccio tutt'altro.
(fine del pezzo copiato/incollato)

Gigio, che era l'autore delle musiche, faceva sempre gli stessi accordi - sol do , sol do - , che erano conseguenza del fatto che entrambi studiavamo economia e commercio.
Ogni tanto ci incontravamo e lui diceva "Ishpirazzione ishpirazzione ho composhto una canzone". Erano sempre i due accordi di cui sopra, a volta più veloci, a volte più lenti.

Avevamo trovato anche la produttrice, V, di D&V, che provvedeva all'acquisto della cassetta.

Ci presentammo presso la casa della suddetta V, una sera di giugno, io, Gigio e Pasquale per un epico concerto.
Io e Gigio sfoggiavamo entrambi una camicia a scacchi neri e blu, che a guardare le foto (ce l'ha domè) adesso, mi vergogno come un cane.
Provammo una o due canzoni, ma l'esito fu così deludente, che venne deciso, come del resto avevano fatto i Beatles dopo la morte di Brian Epstein, di abbandonare i concerti live e produrre solo cassette.

Quando, da vecchio bavoso quale sto diventando, guardo 'sti ragazzetti con i jeans a vita infima, che si sballano di mdma (citazione dei Baustelle) dentro le discoteche, sbavano per eliminare le vokali da qls cmncz, che si velinizzano e tronizzano la vita e non vedono l'ora di diventare maggiorenni per votare silvio b. (posso andare avanti ore con i luoghi comuni), penso che se i momenti migliori dei miei vent'anni l'ho passati a cantare le canzoni dei Biatatì, beh.. capisco che ho avuto, anche in questo caso, torto marcio.

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