martedì 24 gennaio 2012

04/11/2007
BICI, CHE DICI?

Lo so che il mio peso è in tripla cifra, ma è anche vero che la bici mi è sempre piaciuta.
D & V possono confermare che per la mia laurea (ormai anche lei maggiorenne) pretesi che gli amici, in cambio di una lauta cena in piedi, mi regalassero un'aggressiva mountain bike Bianchi Predator fuchsia e nera, con la quale ho per anni scorazzato, con un fazzoletto in fronte alla Kociss e senza macchia e senza paura.

La mia Bianchi Predator ormai staziona da anni al mare e quindi per girare da queste parti, acquistai un paio di anni fa una bici da cento euro, giusto per farci qualche giretto nelle domeniche di primavera.
Il paracarro, uomo saggio e previdente, mi disse: "Stè, accattati una bella bici coi controcazzi e vedrai che la vita ti cambia da così a così".

Dato che la mia avarizia è proverbiale quasi quanto la mia intelligenza multiforme, decisi di rinviare l'acquisto di un mezzo meccanico a due ruote senza motore alle calende greche o a data da destinarsi, a seconda di quale di questi due momenti fosse giunto per primo.

Ma a aprile mentre mi alzavo sui pedali libero e felice come una farfalla su una lievissima erta, la mia bici rimaneva vittima di un cedimento strutturale (anche se la presenza dei resti di un Mig libico in miniatura in zona mi ha lasciato qualche dubbio).

A quel punto decido (incredibile dictu, mirabile visu e così via) di aderire al progetto del Paracarro e procedo all'acquisto per una cifra piuttosto impegnativa di una bici vera. Me la faccio adattare alla mia altezza (184 centimetri per la cornaca, anche se a causa del mio atteggiamento mollacchione ne dimostro una dozzina di meno) e ci faccio montare un volante super areodinamico in modo da poter mantenere almeno in sella una posizione eretta, giacché in altre situazioni la posizione eretta è un ricordo pallido e assorto.
Insomma non dico di essere diventato Pantani (perché per diventarlo davvero dovrei sniffare fino a schiattare...), ma insomma, spesso il paracarro e stefanopz si fanno di quelle belle mattine e di quei bei chilometri che mi si apre il cuore e mi brucia il culo solo al pensiero.

Certo i cicloamatori fighetti con cappellino color evidenziatore e bici superaccessoriata non si curano di noi ma guiardano e passano, ma insomma... la cosa carina è che quando si incrocia qualcun altro in bici ci si saluta (che se facessimo così con tutti quelli che incontriamo per strada, camminando o in macchina, forse si sarebbe tutti un po' più allegri ed educati); la cosa carina è fermarsi col paracarro a settembre a fare un piccolo esproprio proletario di qualche grappolo d'uva o di qualche fico per assumere un po' di zuccheri, visto che il prezzo dell'Epo continua a salire impunemente. La cosa carina è che in certe strade di montagna e di collina ci sta un'aria di festa, la domenica mattina, con gli odori di arrosto sul fuoco e vecchi seduti sulle sedie di plastica al sole e i bambini nel prato a correre e saltari e i cani bastardi a inseguire i ciclisti di passaggio.

Insomma, la stagione della bici, causa temperature in ribasso, sta finendo. Già mi manca.

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