02/01/2007
IN MORTE DI UN DITTATORE
Fine anno con impiccagione per Saddam Hussein. Le immagini dell'ex dittatore con la corda al collo fanno il giro del mondo.
Ma a me piace ricordarlo da vivo, ad esempio in questa foto degli anni 80, durante un cordialissimo incontro con Donald Rumsfeld, l'ex segretario alla difesa americano, che più di ogni altro ha insistito per la guerra.
Ma ecco alcune mie riflessioni:
dall'altro ieri la Nbc ha iniziato a definire la situazione in Iraq "a civil war". Tardi, ma ci sono arrivati gli americani
le polemiche sul video dell'impiccagione di Saddam: il pericolo è che alzino il livello dello scontro. Beh, la mia teoria è che l'impiccagione e la pubblicazione del video siano state volute dagli americani per lazare il livello dello scontro. Il mio ragionamento è semplice: il governo Usa è in mano ad un complesso industrial-militare-petrolifero che si regge sulla guerra preventiva all'Iraq. Se si alza il livello dello scontro, il governo avrà bisogno di ulteriori mezzi per vincere la guerra e quindi nuovi ordinativi per le industrie belliche e nuovi guadagni.
Non solo; l'unica exit-strategy di questo governo americano è l'incremento dei soldati americani e quindi la pacificazione con le armi. Per poter ottenere (anche dal congresso) che vengano mandati più soldati, è evidente come l'innalzamento del livello dello scontro sia un buon carburante
il New York Times (www.nytimes.com) pubblica le facce della morte; una foto fatta delle foto dei tremila soldati americani morti per aumentare le forniture dell'industria bellica e mettere le mani sul petrolio iracheno
ieri sera su Sky "La tigre e la neve"; il film non mi ha fatto impazzire (tanto per dirne una, perché il poeta iracheno si suicida?), ma il momento più bello è quanto Benigni trova un attrezzo per scacciare le mosche che svolazzano attorno alla Braschi malata e tutto contento fa: "ecco l'arma di distruzione di massa"
A proposito: ho sentito dire che B16 ha approvato che Saddam avesse delle esequie con il prete, in quanto il dittatore era amico di Tareq Aziz, notoriamente cristiano, e, inoltre, il raìs non si è fatto volontariamente staccare la spina.
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